lug 26 2008

Premio Charlot: Taranto? come Totò e Peppino, uno di famiglia. Il partenopeo Giuseppe Zeno si racconta

Published by admin at 10:36 under eventi

Premio Charlot per la fiction, per “Assunta Spina”, per l’”Onore e il rispetto”, per “Gente di mare”. Giuseppe Zeno è stato uno dei protagonisti della serata di galà della XX edizione del Premio Charlot. Salito sul palco insieme con Maurizio Mattioli (al quale è stato consegnato lo stesso riconoscimento per la fiction “Un ciclone in famiglia”) il giovane attore partenopeo, dopo i ringraziamenti di rito, ha parlato della sua passione per il cinema e per il teatro e dei suoi progetti per il futuro. Lui che in teatro ha lavorator con Albertazzi e con Patroni Griffi in “Uno sguardo dal ponte” ora, dopo aver girato la fiction, che sarà trasmessa in autunno “Pane e Libertà” (storia del sindacalista Giuseppe Di Vittorio) è di nuovo sul set televisivo per girare la seconda serie della fiction “L’onore e il rispetto” che andrà in onda sempre su Canale 5… “Non posso anticipare nulla, ma posso dire che il cast si è arricchito di nuovi attori, anche internazionali”. La passione per la recitazione l’ha sempre avuta nel sangue, da napoletano doc ha sempre sentito forte la tradizione teatrale partenopea e già dai tempi della scuola iniziava a cimentarsi sul palcoscenico… “Mi ha sempre affascinato – ha affermato il 31enne attore – il fatto di poter salire sul palco ed interpretare sempre ruoli diversi. E poi recitare mi aiuta a capire dei lati della mia personalità che forse non riuscirei a tirare fuori. Questo mestiere mi ha aiutato molto a rapportarmi con gli altri. Fondamentalmente sono una persona insicura, riservata, sognatore, proprio come tante persone. Sono uno di quelli che quanto vede un film che mi prende particolarmente , mi immedesimo così tanto, che vorrei vivere la vita del protagonista, quelle stesse passioni, emozioni e riportarle alla vita di tutti i giorni”.
Cosa le rimane dei personaggi che interpreta?
“Nulla, perché cerco di dare al mio personaggio sempre qualcosa di mio. Non metabolizzo il mio personaggio al contrario cerco di viverlo a modo mio. Ad esempio in “Gente di mare” vestivo il ruolo di un cattivo. Ho cercato, nella mia interpretazione di far venire fuori anche i disaggi che questo ragazzo viveva, il perché è diventato quello che era. Certo era più semplice per me fare il cattivo e basta, ma ho voluto renderlo comunque più umano e spero che questo sia arrivato al pubblico”.
Fiction o teatro?
“Non faccio distinzioni, sono due realtà belle ed affascinanti. La fiction, poi, sta vivendo una grande stagione. Ci sono molte produzioni, tutte valide. La fiction aiuta a vivere anche tante persone e non parlo solo degli attori, ma di quanti lavorano nel campo del cinema, addetti, costumisti ecc.. Con la crisi del cinema, non tutti riesco a lavorare e la fiction è diventata la “salvezza” di molti”
Ma perché il cinema italiano è ancora in crisi?
“Per la mancanza di volontà di osare e di puntare su storie vere. A volte quando si produce un film si sceglie come protagonista un determinato attore solamente perché il suo nome attira il pubblico e non si pensa se il suo volto, il suo modo di recitare si adatta al ruolo che dovrà interpretare. Poi non s’investe e la distribuzione cinematografica non è delle migliori”.
Il suo rapporto con la comicità, visto che ha sempre interpretato ruoli impegnati?
“Non sembra ma sono una persona molto divertente. I miei amici mi hanno sempre detto che dovevo fare cabaret, eppure i ruoli che mi propongono sono sempre ruoli impegnativi. Dicono che vista la mia fisicità non posso fare il comico. Eppure a me piace ridere. Vengo da una terra dove la risata è tutto. E poi sono convinto che il segreto della felicità sia ridere”.
E lei adesso è felice?
“Nella vita priva sì. In quella professionale sono soddisfatto. E’ come se mi mancasse sempre qualcosa. Infondo nel nostro lavoro è così, più cose fai e più ne vuoi fare, Non dici mai sono arrivato”.
Se dico Nino Taranto?
“E’ uno di famiglia, come Totò, Fabrizi, Peppino, Eduardo. Sono cresciuto ad Ercolano, e sulle emittenti locali ogni giorno davano, e credo succeda ancora, un film di uno di questi personaggi. Sono volti così noti che davvero sono diventati persone di famiglia”.
E Charlie Chaplin?
“Che cosa dire di Chaplin che non è stato detto già. Mi ricordo che per gli esami in Accademia quando mi chiesero chi poteva essere definito un attore completo, risposi Chaplin. Lui era l’esempio di un attore completo, e forse l’unico. Lui aveva questa capacità di passare dal ridicolo al patetico senza mai stereotipare i suoi personaggi. E poi di un film lui curava tutto, dalla sceneggiatura, ai costumi, alle musiche, alla regia, al montaggio, oltre ad esserne il protagonista. Nessuno oggi è capace di tanto”.
A chi si ispira?
“Ammiro molto Gian Maria Volontà. Se solo avessi il 10% delle sue capacità attoriali, sarebbe grande”.
Con chi vorrebbe lavorare?
“Sogno di lavorare con Sorrentino, con Garrone e con Crialese”.
 
 

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